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SiraStory - Diario da San Micidiario
Scritto da Uno di noi   
Sabato 17 Novembre 2012 15:09

141° giorno dalla Catastrofe

Il Minareto anni 70 Siracusa“Allora, Pino, si va a Canicattì a fare il servizio per la seconda di campionato?”

“No, lo farà Carmelo Gennaro, noi invece andremo a mare. Al Minareto c’è un bel gruppo di tedesche che ci aspetta: prima il bagno e il sole, poi le portiamo a ballare all’Asteria blu... Ho comunque preparato il servizio di presentazione dell’incontro per La Sicilia.”

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27 Settembre 1970. Bisogna tenersi ancorati alla realtà e alla moderazione. Non mancano infatti, fra i tifosi aretusei, coloro che si aspettano una perentoria, roboante vittoria del Siracusa a Canicattì, come se l'avversario, che è uscito vittorioso dalla prima di campionato e che gioca fra le mura amiche, non esistesse nemmeno.

Si può dare atto agli azzurri e al loro allenatore di essere animati da fieri propositi di riscossa, ma bisogna rimanere coi piedi ben piantati per terra. Nel nostro girone non ci sono terre di facili conquiste, ogni partita è una battaglia anche per le squadre che poi la spuntano alla conta finale.

E il Siracusa, per quanto volitivo, avrà pur sempre di fronte un agguerrito avversario, tutt'altro che disposto a farsi… mangiare in un sol boccone davanti al proprio pubblico. Quindi, andiamoci piano coi facili ottimismi e mettiamoci invece in testa che ogni domenica sarà per il Siracusa una dura battaglia, tanto più dura quanto più convincenti dimostrazioni di forza saprà dare la squadra azzurra, nel corso del suo campionato.

Detto questo, passiamo alla parte tecnica. Il Canicattì di Succi è squadra dal buon dinamismo, imperniata, in avanti, sulle prodezze dell'imprevedibile Ciriaco. Si sa quanto poco il Siracusa gradisca -specialmente in fase di tamponamento- le compagini che si muovano con un certo ritmo.

Però il Siracusa ha anche i mezzi, in avanti, per andare in gol con molta più facilità di quanto non accadesse l'anno scorso.

Anastasio promette d’essere la punta più insidiosa che abbia avuto il Siracusa negli ultimi anni, capace da solo di portarsi a spasso un'intera difesa con le scorribande dentro l'area avversaria. Così Lobascio potrà sentirsi meno isolato di quanto non fosse la scorsa stagione e quindi in condizione di sveltire la propria manovra.

Anche nel gioco di preparazione, con la mezzala Paterlini, c'è qualcosa di più dinamico, di più rapido, di più vivo. Però Conti mediano è un rattoppo come, sette giorni prima, lo era stato Canetti. E la difesa continua a denunciare qualche scompenso, in parte dovuto alla mancanza di un valido filtro di centrocampo. Ma un Siracusa attento, ben concentrato, privo di distrazioni e di divismi, e che vada in campo con la giusta carica agonistica e con il giusto rispetto per l'avversario, può superare lo scoglio di oggi.”  Pino Filippelli


Ecco il servizio di Carmelo Gennaro su La Sicilia:


CANICATTI' - SIRACUSA 0-0

CANICATTI': Jacoponi; Morandi, Stincone; Rizzi, Di Bella, Nodale; Ciriaco, Paci, Solla, Del Pin, Spanò. All.: Succi.

SIRACUSA: Del Pari; Degl'Innocenti, Schiavo; Conti, Corvino, Marinari; Pepa, Paterlini, Lobascio, Canetti, Anastasio (dal 1' della ripresa Melli). All.: Benedetti.

ARBITRO: Fiumara di Roma.

NOTE: cielo nuvoloso, terreno in buone condizioni, spettatori 2.000 circa con una certa rappresentanza siracusana. Calci d'angolo tre per parte (2-0 nel primo tempo). Ammoniti Paterlini, Paci, Del Pin. Incidenti di un certo rilievo a Lobascio nel primo tempo e a Corvino nella ripresa. I due giocatori hanno tuttavia ripreso in discreta efficienza. Nella ripresa Melli ha sostituito Anastasio. Al 25' del secondo tempo l'arbitro Fiumara allontana dal campo l'allenatore del Canicattì Succi e il portiere di riserva aretuseo Fazzino, su segnalazione del guardalinee per aver litigato (a parole s'intende). In realtà Succi ce l'aveva con Benedetti che gli aveva rivolto qualche frase un po' pesante. L'allenatore aretuseo invece se la cavava e restava in panchina, evidentemente per un "abbaglio" del segnalinee. A fine gara tutto si risolveva con una stretta di mano tra i due tecnici.

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CANICATTI' 27 settembre 1970. - Far punti a Canicattì quest'anno non sarà facile per nessuno, perché a presidiare quel terreno di gioco c'è una squadra in gamba, equilibrata in tutti i reparti, mobile, velocissima, dotata di una grinta e di uno spirito non comuni. A questa squadra Succi ha saputo dare una carica agonistica che ne fa una compagine pericolosissima in casa, avvalendosi di un campo di proporzioni ridotte in larghezza, dove le squadre avversarie si impantanano, specie quelle abituate a svolgere gioco arioso sulle fasce esterne e sulle ali. La Massiminiana sette giorni fa è rimasta frastornata da questi fattori terminando col cedere. Il Siracusa, che possiede una personalità più spiccata, ha saputo riprendersi in tempo e ha chiuso in crescendo con l'autorità e il piglio di quella che per ora è solo in potenza, ma che in seguito sarà realmente: una grande squadra.

Fin dalle prime battute il Canicattì partì sparato giocando di prima con palloni lunghi e tesi che sciabolavano il campo come fendenti, tutti in profondità. Volavano Ciriaco, Spanò e Solla in una girandola stordente. Il Siracusa mi parve un pugile che al primo colpo di gong riceve una scarica di pugni e quando vuol reagire vede l'avversario ballargli attorno senza riuscire a colpirlo. Il Siracusa correva ai ripari, arretrando Canetti quasi sul limite della propria area di rigore in maniera che Paci, seguendolo, lasciasse un certo corridoio libero per le infiltrazioni che avrebbe dovuto orchestrare il mediano di spinta, quel Conti che purtroppo tale ruolo riveste solo per la maglia in quanto si tratta di un difensore puro dotatissimo di fisico e di fiato, generoso come pochi, ma carente in quanto al gioco d'appoggio. Insomma il centrocampo aretuseo mostrava una falla paurosa, che è da colmare al più presto, se si vuole che la squadra renda per quel che vale. La squadra azzurra, comunque, riusciva a superare indenne la furibonda sfuriata del Canicattì, correndo solo un pericolo al 19', quando un centro tagliato di Ciriaco dalla destra coglieva di sorpresa, un po' fuori dai pali, Del Pari, il quale era costretto con un balzo a smanacciare il pallone, allontanandolo dalla "zona calda".

Tutto lì il pericolo, ma restava il fatto che la squadra aretusea per tutto il primo tempo non era riuscita ad effettuare una sola azione accettabile in attacco, limitando la sua reazione a un paio di tiracci di Paterlini fuori bersaglio e a una staffilata centrale dello stesso interno, bloccata facilmente da Jacoponi.

La sterilità dell'attacco azzurro era comunque da mettere in relazione con le precarie condizioni fisiche di Anastasio, il quale, risentendo visibilmente della botta rimediata sette giorni fa ad opera del lentinese Golino, rendeva al trenta per cento delle sue possibilità, tanto da essere agevolmente bloccato da Stincone.

Nella ripresa l'allenatore siracusano sostituiva Anastasio con Melli, ma le cose non cambiavano perché Melli non riusciva a rendersi quasi mai pericoloso. Stessa solfa quindi in campo e Canicattì ancor più aggressivo e pericoloso. Due tiri di Paci venivano parati da Del Pari, che doveva poi esibirsi in uno spericolato tuffo su una sventola di Spanò, che si era trascinato dietro mezza difesa aretusea con una vorticosa discesa; infine era Corvino che doveva liberare in acrobazia su una incursione di Solla e si infortunava rientrando dopo cinque minuti. La tambureggiante offensiva dei locali si chiudeva con un calcio d’angolo senza esito. Ma il Canicattì finiva fatalmente col pagare lo scotto di tanta generosità. Calavano fatalmente Del Pin, Ciriaco, Paci, il settepolmoni Nodale, lo stesso Spanò. E veniva fuori la maggior classe del Siracusa. Così negli ultimi dieci minuti erano i biancorossi a ballare malgrado i magnifici interventi di un Rizzi grandioso per senso di posizione e per tempestività, di Stincone, Di Bella e Morandi. Al 38' irresistibile proiezione in avanti di Canetti dopo uno scambio con Paterlini e cross tagliatissimo, gran balzo e colpo di testa di Lobascio da quattro metri, ma Jacoponi si avvita a mezz'aria e riesce a deviare in calcio d'angolo.

Lobascio di testaIl Siracusa ora attacca a spron battuto e il Canicattì è costretto a difendersi. Al 43' Conti da trenta metri, tutto spostato sulla destra, effettua un diabolico tiro cross che, carico d'effetto, manda il pallone sotto la traversa: gran volo all'indietro di Jacoponi e deviazione in calcio d'angolo. Il pareggio per i biancorossi è salvo. Un pareggio che premia tutte e due le squadre.

SPOGLIATOI - Succi è sereno: «La squadra ha reso ancor meglio che con la Massiminiana. E manco male perché il Siracusa è fatto di ben altra pasta. Ha visto che squadra? Lasciate che completi coesione e rodaggio e poi vedrete cosa salta fuori. Per me quella azzurra con un paio di uomini nuovi al posto giusto è compagine da promozione in C».

Benedetti scuote la testa: «Non ci siamo, non ci siamo proprio. La squadra era ancora sotto lo choc del capitombolo interno con la Leonzio. Comunque qualche progresso c'è, ma ancora non è il Siracusa che voglio io».

-Senza contare -aggiungo- che Anastasio era al trenta per cento e che Conti ha fatto quel che ha potuto ma resta uno… stopper.

«Si vede, vero, il buco? Ma anche questa tessera del mosaico andrà a posto. Ci stiamo pensando -afferma serio Benedetti- con molta convinzione. Intanto bisogna andare avanti col materiale uomo che c'è».

Poi vede Succi e gli porge la mano: «Scusami per quanto è successo, ma quando siamo in panchina… tu sai com'è». L'allenatore biancorosso sorride: «Lo so, lo so, ma spero che non mi squalifichino. Non te la perdonerei». E gli dà una pacca sulla spalla. Tutto dimenticato, da buoni amici.

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Altro che grotte di Pantalica! Mentre a soffrire a Canicattì c’era Carmelo Gennaro… Ho inviato questo articolo sdraiato al sole, su uno scoglio del Minareto, con due bionde tedesche accanto.

Ringraziamo la Catastrofe…